di Beatrice Donati ed i locandieri tutti
Al tempo del nuovo Minamor orwelliano, parlare della linea ideologica di un nascente blog di universitari sarebbe inadeguato ed anacronistico, per non dire risibile. Fine primo ed ultimo di questa nostra epica, vagheggiata ed esaltante impresa è semplicemente: l’informazione. Nulla di scontato, nulla di retorico. L’indifferenza e l’ignoranza che logorano questa nostra generazione senza volto e disunita sono ormai palesi e, per questo, insopportabili.
Che bisogno c’è dell’ennesimo blog? Egoisticamente parlando, sarà strumento di sopravvivenza e di raggiungimento della propria felicità. Per tutti sarà un mezzo con il quale prendere contatto con la vita, informandosi ed informando. Uno scambio reciproco tra noi e voi per esistere. Con la fantasia e l’entusiasmo l’atto rivoluzionario verrà da sé.
È in questo mese autunnale che, come quando Indro Montanelli fu costretto a lasciare il suo Giornale per fondare la Voce, noi decidiamo di uscire dall’anonimato ed imporci prepotentemente sulla realtà, osservandola, analizzandola e denunciandola. Liberi e svincolati da dogmi politici. Ne abbiamo abbastanza di trombettieri e decerebrati. È tempo che la parola passi alla Verità.
Perché questo nome? Una locanda, luogo popolare di ritrovo e confronto sociale che tenta di rivivere partendo dalla Rete, ed un proprietario: (Cil)indro. Il pensiero e l’omaggio va proprio a Montanelli, grande giornalista e grande uomo, voce autonoma ed impavida per questo epurata ai tempi dell’aurora della Seconda Repubblica.
Pensando alla sua tenacia, scagliamo la freccia nell’Azzurro:
la locanda è stata inaugurata.
