di Martina Summers Prosperi
A quattro giorni dall’inaugurazione del nostro blog, la mia carissima amica e collega Beatrice mi pone questa domanda:
I serials fanno parte della categoria cinema? E’ fattibile creare due categorie separate sul blog della Locanda?
Chiara Nardi, con la quale mi occuperò (o almeno questa è l’intenzione) delle sezioni CINEMA e SERIE TV, cercando di marginare il danno, ha replicato:
I serials sarebbe meglio separarli dalla categoria cinema.
La sottoscritta, che non è stata ancora iniziata ai segreti dell’arte della diplomazia, ha prontamente risposto:
I SERIALS NON FANNO PARTE DELLA CATEGORIA CINEMA !!!
Chià (Nardi n.d.r.), qua ci tocca iniziare una campagna si sensibilizzazione per i diritti dei serials !
Ed è esattamente quello che mi accingo a fare. Avrei voluto inaugurare questa sezione de La Locanda “venendo subito al sodo”, pubblicando, cioè, un articolo sulle caratteristiche che contraddistinguono la serialità televisiva italiana e quella estera (in particolare statunitense ed inglese) e le loro diversità; ma mi sono resa conto che ancora oggi, nell’immaginario collettivo e nella maggior parte dei telespettatori italiani, c’è ancora la convinzione che le serie tv siano dei sottoprodotti dell’industria cinematografica, dei “tappabuchi” dei palinsesti dei canali televisivi. Nulla di più sbagliato!
Ovviamente non tutte le serie tv hanno lo stesso standard qualitativo di cast, produzione, sceneggiatura o regia, ma lo stesso discorso può essere fatto per i film o per i libri, italiani ed esteri. Tenete presente che solo nei networks statunitensi si possono contare oltre cinquanta serie tv distribuite tra canali in chiaro (ABC, NBC, FOX, CW tra i più famosi) e cable, i satellitari per intenderci (AMC o HBO). Ogni anno, inoltre, tutti i canali commissionano un numero indefinito di pilot che, se riscontrano il favore del pubblico, diventeranno delle full-season, stagioni vere e proprie composte, generalmente,dai venti ai ventidue/ventiquattro episodi, o delle mid-season (mezze) stagioni composte dai dieci ai dodici episodi. In realtà il processo produttivo che sta dietro la creazione delle serie tv è molto più complesso di quanto può sembrare, sarà compito mio e della mia collega cercare di svelarvi i segreti del mondo della serialità televisiva.
Prima di entrare nello specifico e analizzare dettagliatamente le serie tv che hanno fatto la storia della televisione negli ultimi trenta/quarant’anni e quelle che riempiono attualmente i palinsesti dei maggiori networks mondiali, pubblicheremo una serie di articoli tecnici, andando a spiegare cosa s’intende per produzione seriale, ricostruendo la sua evoluzione dagli inizi fino ai nostri giorni con un sincretismo sempre più marcato tra serialità televisiva, cinema e letteratura.
Mi rendo conto che, a differenza di quanto mi ero ripromessa di non fare, ho già introdotto dei termini chiave per comprendere l’universo delle serie tv, termini che riprenderemo sicuramente negli articoli a venire.
Prima di lasciarvi, volevo lanciare una riflessione: vi siete mai chiesti quali fossero le cause del pregiudizio tipicamente “nostrano” nei confronti della serialità televisiva, quando invece nel resto del globo e soprattutto negli Stati Uniti, la patria delle serie tv, è trattata con rispetto come meriterebbe? Se la risposta è negativa, vi invito a pensarci attentamente, se , invece, è positiva, avrete modo di vedere confermate o meno le vostre supposizioni perché sarà proprio l’argomento principale del prossimo articolo.
