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Caso “Ingroia-Ciancimino”, macchina del fango o altro?

di Saverio Mazzeo

Esistono delle verità difficili da afferrare, fatti o misfatti quasi impossibili da interpretare. Questo vale per qualunque inchiesta di tipo giornalistico, ma esistono circostanze in cui, se si vuole raccontare, descrivere, disquisire, è indispensabile procedere con prudenza e lucidità. Quando si scrive di mafia, ‘ndrangheta, sud Italia, santoni e padrini, collusi, concussi e corruttori, servono requisiti specifici, extra. Al magistrato, nell’atto dell’interrogatorio, è indispensabile conoscere il linguaggio dei gesti, il senso degli sguardi, delle pause studiate, degli stessi silenzi. Al giornalista, al cronista, dovrebbero bastare i documenti, gli atti delle procure, le sentenze (arrivate e mancate). Tutto il resto è aria fritta, fumo negli occhi, soltanto schiuma. Il 21 aprile 2011 la Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha arrestato Massimo Ciancimino, il figlio del boss mafioso Vito, con l’accusa di calunnia aggravata nei confronti di Gianni De Gennaro, ex capo della polizia. Quest’uomo è stato accusato di avere consegnato ai magistrati un falso documento in cui si fa il nome, per l’appunto, di Gianni De Gennaro tra i personaggi delle istituzioni che avrebbero avuto un ruolo nella cosiddetta “trattativa” tra mafia e Stato del 1992. Che c’entra Ingroia? Sostituto procuratore a Palermo dal 1992, ora procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia, è il magistrato che si occupa proprio dei processi riguardanti i rapporti tra la mafia e il mondo della politica e dell’economia. Una delle indagini che hanno fatto capo a Ingroia riguardava l’attuale senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, che avrebbe fatto da ponte tra mafia e mondo imprenditoriale del nord attraverso l’intermediazione di mafiosi come Salvatore Riina e i fratelli Graviano. Il magistrato ha ottenuto la condanna per Marcello Dell’Utri nel 2004 a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in appello il 29 giugno 2010 con una riduzione di due anni; il senatore del Pdl è stato però assolto per le condotte successive al 1992, poiché i giudici hanno giudicato non provato il “patto di scambio” politico-mafioso con Cosa Nostra mentre è stata archiviata la posizione dell’indagato nonché presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ma veniamo al punto: lo stesso magistrato siciliano ha dichiarato che ”un eventuale giudizio di inattendibilità di Ciancimino danneggerebbe una parte dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, ma non tutta nel suo complesso”.

Ora, sulla questione “papello” sorvoliamo volutamente; che se ne occupino Ingroia e le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze che dopo lo scontro sono arrivate, pare, ad un’intesa di collaborazione. La questione giudiziaria riguardante gli avvenimenti successivi alla strage di via D’Amelio è tutt’altro che chiusa visto che ci sono molte ombre sull’operato delle forze dell’ordine e del generale Mario Mori (al processo contro quest’ultimo dovrà testimoniare proprio Massimo Ciancimino, il 10 maggio a Palermo). Il fatto è che le dichiarazioni rese da Cincimino in tribunale parlano anche di presunti investimenti del padre nel complesso edilizio Milano 2, realizzato da Silvio Berlusconi. Don Vito avrebbe riferito al figlio che nella realizzazione di Milano 2 sarebbe stato investito del denaro anche dagli imprenditori mafiosi Buscemi e Bonura. A fare da tramite tra Berlusconi, i costruttori mafiosi palermitani e l’ex sindaco di Palermo potrebbe essere stato Marcello Dell’Utri. In realtà, la Sezione Penale della Corte d’Appello di Palermo ha giudicato le sue dichiarazioni su Marcello Dell’Utri “non connotate dai requisiti di specificità, utilità e rilevanza, emerge anzi una notevole contraddittorietà di Ciancimino su tutti i profili della vicenda”.

Sul piano mediatico, la credibilità di Ciancimino è scesa senza alcun dubbio. Intanto, ricordiamo che Ciancimino è indagato in quattro procedimenti: per calunnia dichiarativa, per calunnia documentale, per associazione mafiosa e infine per detenzione di esplosivi. Lo stesso Ingroia ha dichiarato:”Bisogna stare in guardia dalla sua voglia di raccontare anche ciò che non conosce”. Ma la domanda è questa: perché le stesse accuse – ritenute inattendibili – che prima avanzava Vito Ciancimino, nel momento in cui le avanza il figlio subito diventano credibili? Forse siamo di fronte ad un nuovo fenomeno mediatico e di costume? Il collaboratore di giustizia ha scritto un libro, va in tv, è un eroe dell’antimafia, forse è solo un esibizionista. Sul fatto che Ciancimino sia stato rilanciato mediaticamente da Santoro in “Annozero”, lo stesso Travaglio afferma, senz’altro giustamente, che “…a parte il fatto che Ciancimino è stato intervistato dai giornali di tutto il mondo e dalle televisioni di tutto il mondo, a parte il fatto che Ciancimino, qualunque cosa si pensi su di lui, è giornalisticamente una notizia perché dice delle cose molto forti, non si vede per quale motivo chi intervista una persona dovrebbe poi rispondere di quello che fa o di quello che ha fatto quella persona. Ci mancherebbe altro. Montanelli diceva: se mi dessero da intervistare il demonio io vado a intervistare il demonio”. In precedenza, e più volte, lo stesso Travaglio, sdegnato e infastidito ammoniva :”Moggi ha adottato una difesa berlusconiana. Spara a zero, dice cazzate, fa libri di memorie, va in televisione, scrive sui giornali. Appena accendi la tv, lo vedi che pontifica”. Ah bé…! Nell’aprile 2010, invece, esce il libro scritto da Ciancimino junior insieme a Francesco La Licata dal titolo “Don Vito”, che naturalmente viene subito attenzionato dalle Procure di Palermo e Caltanissetta che ne acquisiscono copia nelle inchieste sulla presunta trattativa Stato-mafia. Ecco, lui sì che i libri li può scrivere!

Lui che si fa trovare 13 candelotti di esplosivo da cava sotterrati nel proprio giardino di casa, in via Torrearsa a Palermo, con tanto di detonatori e miccia. Lui che afferma: “Erano in un pacco inviatomi con una lettera di minacce. L’ho messo in acqua e poi sotterrato, per non spaventare la famiglia e non creare tensioni”. Cioè, gli arriva un pacco con candelotti di dinamite a casa e lui non si preoccupa nemmeno di sporgere denuncia. Ora rischia fino a 8 anni di carcere per quei 13 candelotti di dinamite sotterrati in giardino. Il 10 marzo 2007, invece, era stato condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi di reclusione dal tribunale di Palermo per il reato di riciclaggio. Nell’ambito di quel processo, rilevante era stata l’intercettazione ambientale tra Massimo Ciancimino e Girolamo Strangi, l’uomo indagato dalla Procura di Reggio Calabria in quanto ritenuto dagli inquirenti l’economista della ‘ndrina dei Piromalli. Ciancimino, spavaldo, diceva all’affiliato della ‘ndrangheta: “Io faccio quello che minchia voglio là dentro. L’altra volta mi sono andato a vedere un “file” dove c’erano le barche da sequestrare”. Per “là dentro” intendeva la banca dati dell’antimafia. Mentre, riferendosi a inchieste fiscali a suo carico e alla trasmissione “Annozero” affermava: “L’hai vista? Sono un’icona per loro. Se io dico, mi vogliono fottere con una minchiata, mi vogliono coinvolgere e robe varie, loro…in gioco io c’ ho molto di più di un’inchiesta fiscale. E allora gli dicono a quelli: guardate che è il nostro teste principale d’accusa su quel che è successo negli ultimi vent’anni, non mi screditate per una cazzata”.

Siamo di fronte ad un nuovo tentativo di delegittimazione da parte dei berluscones perché “il magistrato (Ingroia ndr) si sta avvicinando ai segreti dell’origine della fortuna finanziaria di Berlusconi”? Non sappiamo se la macchina del fango abbia colpito ancora. Una cosa però è certa: Ingroia, di colpe, non ne ha, e va tirato fuori dal polverone.


Roma, 26 marzo 2011 No al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua

di Alice Carnevale e Beatrice Donati

Guarda l’album fotografico: http://www.facebook.com/album.php?id=112633718803176&aid=35173


Fulvio Abbate per La locanda di Cilindro

di Saverio Mazzeo e Beatrice Donati


Vendola incontra Schwarzenegger: come nasce un cigno nero

di Antonio Maria Duccilli

Il “Cigno Nero” , un libro di Nassim Nicholas Taleb, docente americano di Scienze dell’incertezza, afferma che il mondo è dominato da ciò che è estremo, molto improbabile: i cigni neri, eventi e persone che per la loro eccezionalità sono in grado di cambiare il corso della storia. Lo stato della California e la regione Puglia. Binomio che suona quanto meno curioso. Ancora di più se legate assieme dal comune denominatore della green economy. Nel dicembre del 2009 a Copenaghen, alla 15a conferenza delle Parti(COP-15) del trattato internazionale in materia ambientale, il Governatore della California Arnold Schwarzenegger annunciò che avrebbe rotto l’impasse delle negoziazioni attraverso azioni concrete a livello subnazionale.
Nel 2010, in risposta a questa chiamata all’azione, la California e altri stati e province del mondo, hanno istituito la R20 al Governors Global Climate Summit, tenutosi nella sede dell’Università di Davis, in California. Tra questi è presente la Puglia che non solo risulta, senza dubbio, tra le regioni in Italia che hanno mostrato maggior dinamismo in termini di risparmio energetico ed utilizzo di energie rinnovabili, ma punta anche a diventare, secondo le parole del Presidente Nichi Vendola, uno dei “Parchi energetici mirati alle fonti rinnovabili e all’innovazione”. La R20 è un gruppo formato da leader di entità locali con l’obiettivo di sviluppare ed implementare, attraverso la cooperazione, progetti a basso impatto ambientale. Dopo il fallimento della Conferenza di Copenaghen che non è riuscita a produrre un accordo internazionale vincolante sul cambiamento climatico, è aumentata anche la consapevolezza che i disaccordi tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, riducano le possibilità di trovare politiche comuni nel breve periodo. In risposta al fallimento delle trattative su quello che dovrebbe rappresentare, senz’altro, il tema centrale
della politica internazionale, è stata delineata la strategia della R20. Essa consiste nel realizzare dei veri e propri progetti eco-sostenibili nelle realtà “locali” che diventino modelli per le politiche su scala nazionale, soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive. Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, non solo ha partecipato siglando la Carta degli intenti; “Nichi ha osato”, come ha scritto egli stesso sul suo profilo di Twitter, chiedendo al Governatore californiano di svolgere il prossimo R20 in Puglia. Schwarznegger ridendo gli ha risposto:

“Ehi italiano, why not?”


Tutto “El Flaco” del calcio

di Saverio Mazzeo

Pochezza e mediocrità – questo emerge dalla dodicesima giornata di campionato. Classifica cortissima in cui la capolista raccoglie solo 26 punti in 12 partite sui 36 disponibili e fra testa e coda ci sono solo 17 punti. Per quanto ancora i teorici dell’equilibrio continueranno a vedere il loro bel campionato passando sopra con indifferenza a tanta pochezza? Non ci è dato sapere. Eppure il Dio del Pallone o una qualche mente diabolica ci avevano servito un turno che sembrava essere studiato a tavolino. Quasi per uno scherzo del destino, infatti, le prime otto squadre si sono affrontate fra loro quasi come se si trattasse di un quarto di finale di andata del campionato iniziato sabato sera con Juventus-Roma per proseguire all’ora di pranzo di domenica con Lazio-Napoli, quindi all’orario canonico Sampdoria-Chievo e il gran finale serale con il derby Inter-Milan. Alla fine regala lampi di genio solamente “El Flaco” (il magro), che all’anagrafe fa Javier Matías Pastore.

 

Il lento crollo del Pensiero Unico -  Come la “casa dei Gladiatori” di Pompei, anche il processo sportivo più penoso della storia sta per crollare fragorosamente nel silenzio della stampa nazionale. Le risultanze del processo penale a Napoli hanno cominciato a gridare una verità diversissima da quella di Calciopoli e da quando al posto di capo simbolico della Juve è tornato un Agnelli si sono viste tante facce potenti sudare freddo e agitarsi. “Questo è il tempo del rispetto“, ha dichiarato Andrea Agnelli al termine della gara contro i giallorossi. Forse, se non ci fosse stato il cambio dei vertici della società bianconera, l’avrebbe avuta vinta il Pensiero Unico di quelli che avevano scoperto quello che i tre quarti di italiani sapevano da sempre, ossia che la Juve vinceva perché rubava. La sentenza della magistratura ordinaria sembra scontata: non era affatto così. Nel frattempo il presidente Zamparini è ancora imbufalito dopo la sconfitta rimediata dal suo Palermo una settimana fa a San Siro contro il Milan, a suo dire (e ha ragione) causata dall’arbitraggio di Banti. Addirittura ha affermato che è ormai giunta al capolinea la sua lotta per avere un calcio pulito. Ci sarebbe infatti un sistema composto da 3/4 squadre che, con grandi poteri economici e mediatici, governano il calcio. Tuttavia, l’affermazione di Zamparini è una palese ammissione del fatto che Calciopoli è ancora tra noi (oppure non è mai esistita). Come definire in altro modo un sistema dove “regnano i poteri economici e mediatici di 3 – 4 club che solo fra loro vogliono con ogni mezzo dividersi gli scudetti”? (cit). Ricordiamo che la Cupola, quella originale a marchio registrato dall’ufficio brevetti “Auricchio & co”, è ormai fuori dai giochi. Quindi adesso chi sarebbe il nuovo capo della cupola? Forse i poteri economico-mediatici citati da Zamparini non sono mai morti, e sono stati sempre in auge. E quindi Moggi non era il mostro che controllava il calcio, ma solo un fastidio di cui sbarazzarsi.

 

Cantieri aperti – La Juve incerottata di Delneri non si sforza nemmeno di fare la partita, pur avendo il vantaggio di giocare in casa, a favore di pubblico. Un po’ per scelta tattica e un po’ per scarsa capacità di palleggio rispetto alla formazione dell’ex Ranieri, pensa a difendersi e ripartire in contropiede. Finisce in parità la sfida contro la Roma. Al gol dell’attaccante bianconero Iaquinta replica Totti su rigore. Le Grandi “poco grandi” hanno più paura di perdere che voglia di vincere, e non inganni il “tutte e due le squadre volevano vincere” dichiarato ai microfoni da Claudio Ranieri, mentre la sua faccia diceva tutt’altro. Degni di nota, appunto, solo il bel gol in acrobazia di Iaquinta, le solite sceneggiate di Totti e la grande prestazione dell’ex romanista Aquilani. Nota a margine: la dinamica del fallo di mano di Pepe, che l’arbitro Rizzoli ha punito con il rigore, poi trasformato da Totti, è analoga a quella di Boateng in Milan-Palermo, ma la valutazione dei due episodi è stata diametralmente opposta. Questo ha spinto il d.g. juventino Marotta a dichiarare: “Non mi pare che quel che ha detto Zamparini sia vero, e cioè che noi come Milan e Inter siamo particolarmente avvantaggiati, a quanto pare”. Due squadre in cerca di identità; dovrebbe suonare l’allarme per due tra le compagini in lotta per un posto in Champions League.

La firma di IbraIl derby di Milano lo conquista il Milan, che passa in testa al campionato grazie al suo giocatore migliore, Zlatan Ibrahimovic. Manco a dirlo, è proprio la firma di uno dei pochi fenomeni della serie A che consente alla sua squadra di pensare seriamente allo scudetto. L’Inter del dopo-Mourinho sembra appagata, lenta e prevedibile, mentre il Milan può sfoggiare la classe dei suoi seppur spesso attempati campioni. Come sempre, i campionati si vincono soprattutto con i campioni. E questo vale oggi, valeva quattro anni fa e varrà in futuro. L’Inter, insomma, perde e torna a fare l’Inter. C’è da credere che il Milan dei vecchi volponi farà di tutto per vincere lo scudetto, non fosse altro per l’impegno economico profuso da Berlusconi in chiave campagna elettorale.

Provinciali versione Deluxe – Per fortuna l’Olimpico di Roma regala un risultato importante in chiave classifica. La Lazio stende il Napoli per 2-0 e si piazza in seconda posizione. La squadra di Reja non delude i suoi tifosi e dopo due sconfitte consecutive torna alla vittoria con autorità. Ma le speranze di restare lassù sino in primavera sono piuttosto scarse, nonostante l’euforia tipicamente romana degli esagitati tifosi biancocelesti. La dimensione delle due squadre è chiara: sono delle lussuose provinciali, nulla di più. Cavani tira un po’ il fiato e non segna, di conseguenza il Napoli non vince. Ennesimo campanello d’allarme: pensate se il prossimo anno l’Italia verrà rappresentata in Champions League da una di queste o entrambe le squadre. Bene anche l’Udinese che fa poker e stende il Lecce destinato ad agonizzare fino alla fine.

 

Spunti di classe – Nel desertico panorama calcistico italiano brilla solo la stella di Javier Pastore che trascina il Palermo alla vittoria. Finisce 3-1 a favore dei rosanero il derby di Sicilia contro il Catania. Il gioiellino di Zamparini è già ai livelli dei più grandi d’ Europa e in futuro cambierà sicuramente casacca, con molte probabilità che vada all’estero, visto le difficoltà economiche delle società italiane. Peccato, tempo fà i Pastore di turno pascolavano su ben altri campi; sintomo anche questo del declino stra-annunciato dell’italico pallone. Sembra lontanissima la finale di Campionato del Mondo del luglio 2006, quando una nazionale a forti tinte bianconere saliva sul tetto del mondo ribadendo l’infondatezza di un processo ridicolo. Finalmente diciamocelo, papale papale: la distruzione della Juve ha stravolto e indebolito il calcio italiano.


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